Quello della fuga dei nostri giovani è il sintomo di un disagio ben radicato che porta ad adottare modalità produttive proprie di un sistema tecnologicamente poco sviluppato. L'intervento di Massimo Balducci
In questi giorni il Sole 24 Ore organizza, come oramai da 21 anni, un evento definito “festival dell’economia”. Quest’anno una attenzione particolare viene data al tema dei giovani, in particolare alla fuga dei nostri giovani verso Paesi esteri.
Mercoledì 20 maggio, nella trasmissione condotta su Radio 24 da Simone Spetia veniva definito in qualche modo il campo d’indagine in una intervista realizzata alla prof. Severino, ex rettrice della Luiss e attuale Presidente della Scuola Nazionale d’Amministrazione, e a Alessandro Benetton presidente di Edizione e di Mundys.
Le cause di questo vero e proprio esodo (secondo l’Ista nel 2024 sono partiti più di 150 mila giovani italiani) sono state ricondotte a tre filoni principali: bassi salari, lentezza nelle progressioni di carriera, difficoltà nel mettere insieme le aspettative del datore di lavoro con una vita privata e familiare equilibrata. Suggerimenti per superare la situazione attuale non sono emersi dalla discussione se non generici incitamenti rivolti ai giovani ad aver fiducia e a farsi valere.







