Il rapporto tra i giovani e il mondo del lavoro non è una storia già scritta. A spiegarlo, in un’intervista a Fanpage.it, è Clelia Romano, dirigente di ricerca Istat e tra gli autori del Rapporto annuale 2026. Ecco perché servono investimenti su scuola e integrazione per valorizzare il capitale umano dell’Italia.

Immagine di repertorio.

La precarietà che colpisce i giovani all'ingresso nel mondo del lavoro, il divario di genere nell'occupazione, le condizioni socio-economiche di partenza delle famiglie e il loro impatto sui ragazzi. Queste sono solo alcune delle complesse dinamiche che interessano l'Italia di oggi e che emergono dal Rapporto annuale Istat 2026. Per fare chiarezza tra i numeri, abbiamo intervistato Clelia Romano, dirigente di ricerca dell'istituto nazionale di statistica. Romano si è occupata della stesura dei capitoli del rapporto che analizzano le trasformazioni demografiche del nostro Paese e la produzione e la valorizzare del capitale umano in Italia.

Dottoressa, complessivamente che fotografia ci restituisce il Rapporto annuale 2026 sulla relazione tra giovani, istruzione e lavoro nell’Italia di oggi? Il Rapporto di quest’anno mette al centro il ruolo del capitale umano e del capitale sociale come leve strategiche per il futuro del Paese: risorse in grado di generare benessere non solo per l’intera collettività, ma soprattutto per le nuove generazioni. Il quadro che emerge sui giovani è attraversato da criticità note, ma anche da segnali di cambiamento che aprono prospettive di miglioramento. La fotografia che il rapporto ci restituisce è quella di giovani più istruiti, più mobili e più aperti all’innovazione, che tuttavia faticano ancora a vedere pienamente riconosciuto il proprio capitale umano. La sfida che abbiamo di fronte è proprio questa: trasformare il potenziale delle nuove generazioni in un vero motore di sviluppo.