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Ultimo aggiornamento: 7:35

“La nostra generazione sembra sempre più disinteressata a ciò che la circonda. Ma se domani vogliamo vivere in un Mondo dignitoso, è ora il momento di prendere posizione. Abbandona l’indifferenza”. Così si conclude il volantino che i militanti di Gioventù Nazionale stanno distribuendo in questi giorni davanti alle scuole (questo in particolare davanti al Copernico di Torino). Io con giovani che adoperano parole del genere ci vorrei parlare.

Sono parole che sento anche mie, profondamente. Sembra quasi che evochino quelle di Antonio Gramsci e Piero Gobetti contro gli indifferenti, “zavorra della storia”, quelle di don Lorenzo Milani che insisteva sul bisogno di “prendersi cura” e pure lui ce l’aveva con gli indifferenti, “a che vale avere le mani pulite se te le tieni in tasca!”.

Precisamente cinquant’anni fa, nel 1976, l’allora segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, scriveva ai giovani italiani e li esortava con parole che non sembrano distanti dalle le vostre: “Per contro, però, da tutto questo nasce anche il desiderio struggente (e insieme, sempre di più, la volontà determinata e consapevole) di cambiare, cioè di vivere in modo diverso, di vivere – possiamo dire con una parola – sereni. Vivere, intendiamo dire, faticando, lavorando, studiando, battagliando: ma sereni. Questo vuol dire, cioè vivere con la consapevolezza che la vita ha riacquistato un senso, che c’è qualcosa in cui vale la pena di credere, che ci sono degli scopi degni di essere raggiunti e che si è ristabilita una solidarietà fra gli uomini che consente loro di lavorare insieme, per dei fini di cui tutti riconoscono la validità”.