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Ultimo aggiornamento: 11:29
di Rosamaria Fumarola
Gli interventi di Meloni suonano ultimamente sempre più come note stonate di cui in tanti farebbero volentieri a meno. L’ultimo indirizzato ai giovani del Giubileo. Non è stato tanto quel suo: ”Ragazzi, fate sentire a Roma chiasso come nel 2000” che pure mi è parso cacofonico, quanto la sensazione di misunderstanding ed estraneità al reale che quelle parole hanno comunicato. Cosa è infatti il generico “chiasso” che la nostra Presidente del Consiglio ha auspicato che i giovani facciano? Perché il raduno di così tanti ragazzi, per loro natura per fortuna imprevedibili e portatori di una ricchezza che ahimè a noi è sconosciuta, deve essere finalizzato alla realizzazione di un inutile chiasso (ma forse la Meloni intendeva “casino” infelicemente tradotto)?
Se fossi un ragazzo farei semplicemente quello che voglio, di chi mi ha preceduto non potrebbe importarmi nulla e tantomeno di una politica che cerca di “tirarmi per la giacchetta” perché saprei di essere di più di ciò che quella donna può anche solo lontanamente immaginare. Con questo non intendo dire che i giovani siano esseri liberi. Ciò che li caratterizza è piuttosto la capacità di ribellarsi per rivendicare l’autenticità di un sé che in fondo non conoscono ancora appieno e certo hanno bisogno di identificazione e di adesione a progetti di vita che l’esterno però, non sempre ingenuamente, propone loro.












