La mozione per togliere fondi al riarmo Nato, con i veleni sulla paternità del blitz, è stata la punta dell’iceberg. Gli scontri nel centrodestra, a partire dalle questioni economiche, sono diventati il pane quotidiano degli ultimi faticosi mesi di governo.

L’ULTIMO TERRENO di scontro trovato dalle forze di maggioranza alla Camera è il decreto Lavoro, approdato in commissione e subissato di emendamenti dal centrodestra. Ieri, delle 488 modifiche presentate, 189 sono state dichiarate inammissibili, alcune poi salvate dai ricorsi dei gruppi. Ma tra quelle sopravvissute al vaglio ce ne sono state diverse su cui la sintesi nel centrodestra è lungi dal venire, a partire da quelle a prima firma Lega, in queste settimane variabile impazzita della maggioranza. Su tutte una, che già il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon aveva provato a inserire nel decreto senza successo. Si tratta di un emendamento per introdurre la retroattività degli aumenti nei rinnovi contrattuali avvenuti in ritardo: i sindacati sono divisi sul tema, ma di traverso si è messa Confindustria.

DOPO I GIORNI DI FUOCO tra Palazzo Chigi e viale dell’Astronomia per il decreto Transizione 5.0, al governo e in Fratelli d’Italia non c’è molta voglia di aprire un nuovo fronte. Ma, dicono in parlamento, in ogni caso ci si può sedere al tavolo e discutere, per verificare se non ci sia una strada di sintesi. Il veto, è la linea dei meloniani, può metterlo il ministero del Lavoro guidato da Calderone con il suo parere: nel caso fosse contrario, discussione chiusa. Quello che più contava era che la firma ce la mettesse la Lega: la guerra con gli industriali, il messaggio, se la intestasse il Carroccio.