Un emendamento ripropone la misura sugli arretrati che era stata cancellata prima del Consiglio dei ministri: gli aumenti salariali scatterebbero dalla scadenza del vecchio contratto, non dalla firma del rinnovo. FdI tiepida, il Pd sfida ci pensa

Il decreto lavoro, o decreto Primo maggio, entra nella fase degli emendamenti alla Camera e la Lega prova a riaprire il dossier dei contratti scaduti. Oggi lunedì 18, alle 18, è scaduto in commissione Lavoro il termine per presentare le proposte di modifica al testo del governo. Tra queste c’è un emendamento del Carroccio che rimette nel decreto una norma cancellata prima del suo approdo in Cdm: quando un contratto collettivo nazionale viene rinnovato in ritardo, gli aumenti salariali dovrebbero partire dalla data in cui il vecchio contratto era scaduto. Non dal giorno della firma del nuovo accordo. In pratica, le imprese dovrebbero riconoscere gli arretrati ai lavoratori per tutto il periodo rimasto scoperto.

È il ritorno di una misura che era comparsa in una prima bozza del decreto per poi finire cestinata. Ora la Lega prova a riportarla dentro il provvedimento con una modifica rivendicata direttamente dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon: l’obiettivo è inserire una norma che, «a scadenza del contratto, anche se si rinnova due o tre anni dopo si riprende quanto perso» in modo retroattivo. «Abbiamo detto no al salario minimo e dobbiamo sostenere il salario dei lavoratori», insiste il sottosegretario, escludendo frizioni con la ministra del Lavoro Marina Calderone, con i sindacati e con i datori di lavoro.