Il governo ha vissuto un paio d'ore ad alta tensione nella notte, nel momento più delicato dell'esame della manovra in commissione Bilancio al Senato.

A cavallo della mezzanotte la Lega ha sollevato una dura opposizione alla stretta sulle pensioni che sarebbe servita a coprire le misure per le imprese.

Misura poi accantonata dopo due passaggi: una telefonata del capogruppo leghista Massimiliano Romeo al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, del suo stesso partito; e a seguire, come si apprende, una call con lo stesso Giorgetti, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, il sottosegretario all'Economia Federico Freni, la Ragioniera dello Stato Daria Perrotta e i due sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

Le fibrillazioni si sono registrate in particolare nella Lega, da dove sin dalla serata sono partiti fitti contatti con Giorgetti. "Nessuno scontro interno alla Lega", ha assicurato in mattinata Romeo, raccontando la telefonata in cui anche Giorgetti "sosteneva la tesi che fosse possibile utilizzare fondi alternativi" alla stretta sulle pensioni, evidenziando che "i tecnici del Mef e la Ragioneria invece insistevano sulle pensioni e questa cosa andava avanti da ore".