“L’intervento di forestazione rischia di trasformarsi in un deserto verde prima ancora di nascere”. E’ questo il timore che associazioni come la Lipu, Italia Nostra, WWF e Legambiente hanno lanciato per i lavori avviati all’interno della Riserva naturale statale del Litorale Romano.La messa a dimora fuori stagioneL’appello che le associazioni ambientaliste hanno rivolto al vicesindaco della città metropolitana Pierluigi Sanna, è relativo al ritardo con cui sono stati messi a dimora gli alberi nella riserva di Acque Rosse. Si tratta di un intervento frutto di uno dei due bandi cui ha partecipato l’ex Provincia per riforestare soprattutto il territorio capitolino. Trattandosi di fondi PNRR, i lavori vanno completati entro giugno 2026. L’operazione cui fanno riferimento le associazioni, rientra nel lotto che comprende anche Malafede-Axa, per un totale di 21 ettari. Solo che, per quanto riguarda Acque Rosse, una contestata messa a dimora era già avvenuta.Dossier - Quanto ci costano i pini di Roma. Meglio curarli o abbatterli?Il fallimentare precedente“Già nell’aprile 2025, un intervento analogo effettuato ad Acque Rosse, in un'area diversa, fuori tempo massimo, portò a risultati fallimentari: entro l'ottobre dello stesso anno, la percentuale di sopravvivenza delle piantine si attestò su un esiguo 20%” hanno ricordato le associazioni che hanno firmato l’appello rivolto al vicesindaco della città metropolitana. Delle criticità, del resto, erano state riconosciute dallo stesso Sanna, nel corso di una commissione trasparenza convocata sul tema della piantumazioni nella Riserva del Litorale Romano.“Il cantiere di Acque Rosse è tra i più complicati perché, oltre al terreno sabbioso, la vicinanza al mare comporta una forte dispersione idrica, visto che l’acqua viene immediatamente asciugata dal forte vento” aveva dichiarato Sanna, a metà aprile, nella seduta della commissione pubblica. In più, secondo le associazioni, quelle piante erano state messe a terra in un periodo sbagliato. Stessa situazione segnalata in questi giorni visto che, le foto allegate all’appello, mostrano operai in azione all’inizio di maggio “in un periodo stagionale del tutto inadeguato” hanno segnalato le associazioni, chiedendo un incontro urgente al vicesindaco.L'appello e la garanzia di sostituzione“Reiterare lo stesso errore tecnico significa non solo mettere a rischio la biodiversità del territorio, ma anche sprecare preziose risorse pubbliche e fondi del PNRR. Mettere a dimora alberi e arbusti a maggio, senza le dovute garanzie climatiche e manutentive, condanna le specie arboree a morte certa”. Il problema, d’altra parte, potrebbe riguardare anche i pini che in tutta fretta si stanno piantano a Castel Fusano. Per quanto riguarda le operazioni, però, Sanna ha già chiarito in commissione che i recenti bandi cui la città metropolitana ha partecipato (sono quelli che dovrebbero portare un milione di alberi) prevedono “la sostituzione delle fallanze e l’innaffiatura, per una durata di 5 anni”. L’auspicio, a questo punto, è che l’innaffiatura prevista sia sufficiente a garantire l’attecchimento. Diversamente sarà necessario procedere alla messa a dimora di nuove piantine che, prima di diventare alberi in grado di offrire il consueto apporto ecologico, impiegheranno molti anni.