di
Andrea Pasqualetto
Campobasso, gli investigatori devono capire se dai loro dispositivi sono partite ricerche della sostanza tossica. L'ipotesi che il delitto sia stato commesso in famiglia. Venerdì partono gli accertamenti tecnici
Vogliono sapere chi e quando ha fatto ricerche in rete sulla ricina. Comprese loro: madre e figlia, Antonella De Ielsi e Sara Di Vita, poi morte avvelenate. La Sezione criminalità organizzata della Polizia (Sco) che sta indagando contro ignoti sul giallo di Pietracatella l'ha messo nero su bianco: «Estrapolazione da ciascun apparato sequestrato (telefonini, computer, tablet, modem) di dati utili per accertare rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi». Lo si legge nelle quattro pagine con le quali gli investigatori informano le parti offese degli accertamenti tecnici irripetibili che si apprestano a eseguire sui dispositivi prelevati nella casa di famiglia a Pietracatella.
L'aggravante della parentelaDallo stesso avviso emerge che la procura di Larino sta indagando contro ignoti per omicidio volontario ipotizzando che possa essere stato commesso da parenti attraverso l'avvelenamento. Si tratta delle aggravanti previste dal primo e dal secondo comma dell'articolo 577 del codice penale. Diciamo che la cosa era data per scontata ma ora c'è la certificazione documentale. Quanto alla richiesta di controllare se le vittime abbiano fatto ricerche sulla ricina, gli investigatori invitano alla prudenza. Il mandato è quello di capire se nei loro cellulari e computer ci siano tracce di questa attività. Il che non significa necessariamente che siano state loro a cercare informazioni sulla sostanza tossica.












