Proseguono le indagini sul caso di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, madre e figlia morte avvelenate con la ricina a fine 2025 a Pietracatella (Campobasso). L’attenzione degli investigatori si sta concentrando su sette dispositivi elettronici: due cellulari iPhone, due smartphone, due modem, un tablet e un computer portatile. L’obiettivo è cercare elementi utili a scovare l’assassino tra dati, chat, cronologia internet e file. L’inchiesta della Procura di Larino prosegue con nuovi accertamenti tecnici non ripetibili affidati allo Sco (Servizio centrale operativo).

I nuovi accertamenti tecnici, cosa cercano gli investigatori

Le chat WhatsApp e social nel mirino

Cos’è la ricina e perché è considerata una sostanza altamente tossica

I nuovi accertamenti tecnici, cosa cercano gli investigatoriI nuovi accertamenti saranno effettuate venerdì alle 9 nella sala Rosano della Questura di Campobasso. I sette dispositivi elettronici da analizzare sono stati prelevati nella casa della famiglia Di Vita il 4 maggio.Gli esperti informatici della polizia di Stato dovranno estrarre ed esaminare tutti i dati ritenuti rilevanti per l’indagine: messaggi, ricerche online, fotografie, registrazioni vocali, geolocalizzazioni e documenti.ANSAOgni elemento insomma utile, come specificato nel comunicato ufficiale, ad accertare “rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi”.Gli specialisti avranno poi 60 giorni di tempo per consegnare all’autorità i risultati delle loro verifiche. Alle operazioni potranno partecipare gli indagati e le parti offese con i loro legali e consulenti.Le chat WhatsApp e social nel mirinoTra gli elementi attenzionati dalla Procura figurano ovviamente anche le comunicazioni tra le vittime e altre persone. In particolare le chat di WhatsApp e di altri social.