Il ministro della Difesa insiste sulla necessità di chiedere i prestiti all'Ue per finanziare gli acquisti, ma i margini sembrano ridursi
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si presenta in aula alla Camera in giorni di tensione sulle spese militari e soprattutto sul programma Safe, il prestito agevolato da 15 milioni di euro a cui l’Italia aveva annunciato di voler accedere ma che ora potrebbe abbandonare temendo l’impopolarità di uno scostamento di bilancio solo per l’acquisto di nuove armi.
A cosa dovrebbe servire Safe
«Occorre fare chiarezza sul 5% – dice Crosetto – perché una parte riguarda l’acquisto di armi vere e proprie e l’altra investimenti sulla sicurezza del territorio, cibernetica e delle comunicazioni. Non sono obiettivi immediati ma una traiettoria di lungo periodo che sarà soggetta a revisione nel 2029. L’obiettivo del 5% va raggiunto nel 2035. Nel breve periodo – sottolinea – l’obiettivo del 2% non è stato raggiunto con incremento in nuove risorse ma abbiamo computato meglio le forze, non abbiamo costruito presidio aggiuntivo”.
Il tono è netto ma sarebbe difficile definirlo ottimista, dice di non volersi sbilanciare su quale sarà la decisione finale su Safe, prima di entrare in aula si concede qualche battuta coi cronisti presenti, confessando di parlare «più con Giorgetti che con mia moglie». Arriverà questo prestito? «Dai miei frutti mi riconoscerete, dice il Vangelo» commenta laconico. Crosetto dice poi, durante il question time posto da Ettore Rosato, di non voler contrapporre le spese per l’energia a quelle di difesa.







