"Lo psicodramma" sulle spese per la Difesa in Italia. L'approfondimento di Giovanni Martinelli
Il dibattito sulle spese per la difesa in Italia ha ormai assunto connotati che si potrebbero definire “carsici”; scompare per lunghi periodi (e già questo non è un bene, giacché un confronto continuo e maturo sul tema sarebbe quanto mai appropriato) per poi riapparire all’improvviso quando emergono fatti nuovi che accendono le polemiche politiche, attirano l’attenzione dei mezzi di informazione e dividono l’opinione pubblica.
E quanto accaduto proprio nei giorni scorsi ne è la perfetta dimostrazione; con il Ministro della Difesa che svela pubblicamente la corrispondenza con il suo collega di Governo e titolare del Dicastero dell’Economia e delle Finanze per sapere quali siano le sue intenzione rispetto ai fondi Safe vista l’imminenza di scadenze importanti. A cui si è aggiunto subito dopo la missiva del Presidente del Consiglio alla Commissione Ue, nella quale si reitera la richiesta di una maggiore flessibilità sul fronte della spesa; minacciando “ritorsioni” proprio sul fronte di quella per la difesa.
È il 4 marzo del 2025 quando il Presidente della Commissione Europea Von der Leyen presenta il piano “ReArm Europe” con il quale si intende offrire uno stimolo all’aumento delle spese militari dei Paesi membri. Di fatto, esso poggia su 2 meccanismi; il primo è il prestito Safe (Security Action For Europe), fondi cioè per 150 miliardi di € raccolti sul mercato dalla stessa Commissione Europea e poi distribuiti ai singoli Paesi che ne fanno richiesta per destinarli agli investimenti.










