Sono stati chiesti 10 e 12 anni di reclusione per i due 18enni, ritenuti esecutore materiale e palo, accusati di aver rapinato e accoltellato Davide Cavallo, il 22enne aggredito in corso Como a Milano a ottobre scorso.

Si è tenuta questa mattina, mercoledì 20 maggio, la prima udienza presso il Tribunale di Milano del processo a carico di Alessandro Chiani e Ahmed Atia. Giudicati con rito abbreviato, i due 18enni sono accusati di aver rapinato e accoltellato un 22enne, Davide Simone Cavallo, in zona corso Como lo scorso 12 ottobre. La Procura ha chiesto per il primo, che sarebbe colui che materialmente ha sferrato i fendenti, una condanna a 12 anni mentre per il secondo, che avrebbe fatto da palo, 10 anni di reclusione. Entrambi sono in custodia cautelare in carcere dal 18 novembre scorso. Con loro c'erano tre minorenni, i quali sono imputati davanti al Tribunale per i Minorenni.

Durante la formulazione della proposta di pena, il pubblico ministero Andrea Zanoncelli, che coordina le indagini condotte dagli agenti del commissariato Garibaldi-Venezia, ha affermato che si è trattato di un tentato omicidio ed è superfluo sostenere che le condizioni di salute della vittima sono migliorate. Per Cavallo, che è arrivato in aula con le stampelle, è stato chiesto un risarcimento di 1,5 milioni di euro mentre per i genitori e il fratello sono stati chiesti 100mila euro ciascuno. Al termine dell'udienza, che si è svolta davanti al giudice dell'udienza preliminare Alberto Carboni, il 22enne ha abbracciato i suoi aggressori prima che gli agenti della polizia penitenziaria li portasse fuori dall'aula: "È stato un abbraccio semplicissimo, molto tenero, molto forte, sentito da tutte e tre le parti: soprattutto hanno chiesto scusa", ha detto l'avvocato Giovanni Giovanetti, che difende Chiani. "Il figlio ha perdonato. Il padre e la madre non riescono", ha affermato invece l'avvocato Luca Degani, che rappresenta il padre di Cavallo. "Sentirsi dire che una coltellata è stata data per un gioco alle due di notte è qualcosa che ti fa davvero dire ‘basta': c'è un limite anche al diritto di difesa", ha aggiunto.