Viale Mazzini a caccia di 200 milioni con la cessione di 15 immobili di pregio. Due interessano al governo
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Tira e molla. Appelli, nostalgia e polverone delle grandi occasioni. Fiorello e Tiepolo, il Teatro delle Vittorie e Palazzo Labia, Roma e Venezia. Alla fine il ministro Alessandro Giuli scioglie l'enigma e manifesta "il proprio interesse" per le due storiche e irrinunciabili sedi Rai. La tv pubblica mette in vendita i suoi gioielli per fare cassa, ma le due location più prestigiose potrebbero uscire dalla lista in extremis. Però, ora si fa sul serio. Era ora, meglio cedere edifici blasonati ma ormai non più funzionali, piuttosto che azzerare o svilire il patrimonio culturale del Paese.C'è un precedente, rimosso ma inqualificabile. Il delitto avvenne nel disinteresse generale circa trent'anni fa, quando la Rai era in mano ai Professori. Con una mossa sciagurata, furono chiuse - anche se il verbo alla moda era razionalizzare - ben tre storiche orchestre targate Rai: Milano, Roma, Napoli. Rimase Torino e quello fu un colpo quasi mortale alla musica classica. Mi chiedevo allora: ma perché non mettono sul piatto Palazzo Labia, invece di svendere i virtuosi dell'archetto e dei fiati? Sorpresa, dopo un quarto di secolo e più ci siamo: Palazzo Labia è sul mercato. Anche se forse lo prenderà Giuli, "con l'obiettivo della valorizzazione culturale dell'immobile", anzi degli immobili, perché lo stesso destino potrebbe riguardare lo storico palcoscenico della capitale. Per chi non lo sapesse, Palazzo Labia è un meraviglioso edificio barocco, affacciato fra Cannaregio e il Canal Grande, nel cuore di Venezia. Chi lo visita non può non rimanere a bocca porta: gli affreschi di Giovanbattista Tiepolo nel Salone delle feste, la Cappella dei dogi, altre meraviglie che ne fanno, credo, la più bella sede televisiva del mondo. Non so però quanto sia comoda, anche se siamo a due passi dalla Stazione, per giornalisti che normalmente vanno in giro, e devono destreggiarsi fra motoscafi, vaporetti e gondole. In laguna destra e sinistra, con le antenne puntate in vista delle elezioni del 24 maggio, alzano un muro: "No alla cessione dei gioielli di famiglia".Stesso copione a Roma per il Teatro delle Vittorie, un nome che tocca qualcosa dentro per milioni di italiani; senza tanti complimenti i dirigenti Rai hanno appiccicato al "tempio" del varietà un bel cartellino: on sale, inserendolo nel pacchetto dei 15 asset, fra Milano, Firenze e la capitale, in cerca di compratori. Fiorello si è arrabbiato e ha chiamato alla mobilitazione le grandi firme di viale Mazzini: "Allora vendiamo anche il Colosseo". Il ministro Alessandro Giuli ci pensa su, poi si butta nella mischia. Fiorello esulta: "È una notizia incredibile". Fiorello raccoglie applausi, ci sarà un futuro, certo il presente non può essere una riproposizione del passato. "Il glorioso palco - spiega l'ad della Rai Giampaolo Rossi in un'intervista al Sole 24 Ore - "è un teatro degli anni Quaranta, dentro un condominio e non risponde più agli standard produttivi. Tenerlo significherebbe spendere 14 milioni, 7 per ristrutturarlo e 7 per la mancata vendita". Oltretutto, le produzioni di un tempo, quelle con Raffaella Carrà, Pippo Baudo, Mina non ci sono più. È rimasto solo Affari tuoi e allora si potrebbe traslocare tranquillamente a Saxa Rubra dove hanno appena costruito due studi nuovi, adatti alla nostra epoca. "Non si può - conclude Rossi - incatenare la Rai ad una dimensione museale". Così a viale Mazzini hanno impugnato le forbici e quei 15 pezzi sono disponibili. Il catalogo è sontuoso e passa per la capitale, la storica sede regionale di Milano, in corso Sempione, firmata dal mitico Giò Ponti, e poi per il quartier generale toscano, a Firenze, quello ligure, a Genova, per il centralissimo Palazzo della Radio a Torino, inaugurato nel 1939 accanto alla Mole, per Cagliari.L'obiettivo è di piazzare tutta la collezione al miglior offerente e la speranza è di mettere in tasca almeno 200 milioni, meglio se 230-240. Entro il 22 maggio si attendono le manifestazioni di interesse: insomma un primo cenno di presenza, per poi eventualmente entrare nella trattativa vera e propria. Si vedrà. Qualche spunto affiora sul teaser: "Interessanti potenzialità di valorizzazione in ottica residenziale, direzionale e commerciale". Con 54.257 metri quadri, a non più di cinquecento metri dall'Arco della Pace, e insomma nel cuore di una delle metropoli più dinamiche d'Europa. Il tutto quando non lontano da corso Sempione, al Portello, è appena stata posata la prima pietra del nuovo centro di produzione di Milano, con un investimento della Fondazione Fiera di 120 milioni. Ma con viale Mazzini che pagherà per l'affitto 5,9 milioni l'anno per 27 anni. Troppi per i critici. Scandalo? Si calpesta la storia? Sacrilegio? Forse il vero scandalo - senza voler generalizzare - è buttare in faccia agli italiani programmi non all'altezza. Ma duecento e passa milioni non sono un optional con tutti i problemi sul tappeto: i tagli di bilancio, il debito che incombe, il cittadino che sbuffa per il canone, le necessità imposte dalle nuove tecnologie e dalla logistica: ovvero, senza fare tanti giri di parole, l'impossibilità di trovare parcheggio quando si va in una di queste blasonatissime sedi. Poi, certo serviranno anche altri tagli: la Bbc si appresta a mandare a casa duemila persone, ma questa è un'altra storia. Non si può rimanere prigionieri del passato: solo la ristrutturazione di viale Mazzini dovrebbe costare almeno novanta milioni ed è dunque necessario andare verso un modello più smart, anche se mettere le mani sulla storia è sempre un'operazione delicatissima e controversa.












