La deroga al Patto di Stabilità e Crescita non è l'unica opzione sul tavolo delle trattative tra i governi europei per far fronte alle tensioni sui costi dell'energia causate dal conflitto nel Golfo Persico e dalla crisi nello stretto di Hormuz, snodo dei traffici globali di petrolio. La notizia è emersa a margine del G7 dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali che si è chiuso ieri a Parigi. Garantire più flessibilità alle capitali inserendo le spese per l'energia, e non soltanto quelle per la difesa, all'interno della clausola di salvaguardia nazionale che concede ai governi spazi di bilancio, così come chiesto dall'Italia, è comunque una delle ipotesi al vaglio dell'esecutivo comunitario.

«Da parte della Commissione, continuiamo a seguire da vicino la situazione e stiamo valutando, in un certo senso, quale tipo di risposta la situazione richieda e richiederà, ed è in questo spirito che stiamo attualmente valutando anche la richiesta dell'Italia», ha spiegato ieri il commissario Ue all'Economia, Valdis Dombrovskis.

Il riferimento è alla lettera inviata domenica dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Ursula von der Leyen, guida della Commissione Ue, per sollecitare l'inclusione dell'energia tra le spese per le quali è concessa la flessibilità.