Per uscire dal commissariamento scattato lo scorso febbraio per le accuse di caporalato, Glovo-Foodinho ha assunto nei confronti dei rider diversi impegni. Tutti i dettagli

Glovo, tra i principali attori nel mondo delle consegne a domicilio, comunica di aver intrapreso un percorso virtuoso per lasciarsi alle spalle le accuse di presunto caporalato che le erano state mosse dalla Procura di Milano.

Per questa accusa il Tribunale del capoluogo lombardo lo scorso febbraio aveva imposto il commissariamento. alla sua filiale italiana, Foodinho srl. La società spagnola, la cui controllata è in Germania, non farà insomma come Uber Eats, che – aggiunge maliziosamente Il Sole24Ore – aveva lasciato il nostro Paese a seguito della richiesta di regolarizzare i rider, impegnandosi a migliorare le condizioni di lavoro dei ciclofattorini.

Ma torniamo alle accuse di presunto caporalato mosse contro Foodinho – Glovo. Al centro di tutto la contrattualistica di 40mila rider, i ciclofattorini emblema della gig economy, che secondo quanto si leggerebbe negli atti avrebbero avuto una retribuzione in alcuni casi “inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino all’81,62% rispetto alla contrattazione collettiva, somma che sicuramente non è proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro prestato”.