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Lui le aveva aperto il cuore, lei il portafogli, facendosi dare nel tempo, contesta l’accusa, quasi trentamila euro facendogli credere di aspettare un figlio da lui. È una storia di sentimenti, passione e denaro quella al centro del processo che si è concluso con la condanna di una romena di 40 anni che doveva rispondere di truffa, appropriazione indebita, furto e minacce. Il tribunale di Barcellona le ha inflitto 2 anni per truffa e minacce. La giudice Noemi Genovese l’ha condannata anche a mille euro di multa oltre al risarcimento della parte civile. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 4 anni e 6 mesi e 1200 euro di multa. La donna, che è stata difesa dall’avvocato Salvatore Carroccio, è stata invece assolta dall’accusa di appropriazione indebita di una fede nuziale appartenente all’uomo e del furto di duemila euro che erano custoditi dentro una pentola. L’avvocato Carroccio, soddisfatto solo a metà per la sentenza, ha già annunciato che vorrà ricorrere in appello dopo il deposito delle motivazioni.

I fatti al centro del processo ricoprono un periodo compreso tra gennaio e settembre 2019 e si sarebbero verificati nell’isola di Lipari. Il processo ha ripercorso la relazione nata tra la quarantenne e l’uomo che nel processo è stato assistito dall’avvocata Annarita Gugliotta. Il 62enne, sentito durante il processo, ha raccontato di essersi innamorato della donna, di aver perso la testa per lei. Secondo l’accusa, lei gli avrebbe fatto credere di aspettare un figlio da lui e di essere il padre della bambina venuta al mondo, in questo modo si sarebbe fatta dare 17 mila euro per le spese collegate alla gravidanza e alla nascita della bambina. Successivamente si sarebbe fatta dare altre seimila euro, ed ancora altri mille euro derivanti dalla vendita di un’auto e altre somme di denaro. (le.ba.)