La questione Global Sumud Flotilla riguarda tutti, europei e non, mediterranei o baltici. È la questione centrale della politica internazionale marittima, il ganglio dal quale transitano sentimenti e pulsioni di libertà che riguardano tutti gli uomini liberi. Non possiamo pensare neanche lontanamente di non essere coinvolti, lo siamo e per molte ragioni.

La libertà dei mari è un principio giuridico che l’umanità ha sostenuto e sostiene, è costato secoli di lavoro diplomatico e non poche cannonate; un principio che ora appartiene a tutta l’umanità, senza nessuna distinzione. La libertà di navigazione non si può mettere in discussione e non c’è soperchieria o malandrinaggio mal celato che tenga. Nessuna sudditanza psicologica, nessuna proprietà può essere attribuita a chi viola deliberatamente e reiteratamente questo sacrosanto diritto. Chi sostiene il contrario facendo finta di non capire è altrettanto complice di chi commette il delitto di pirateria: altri termini non ne riusciamo a trovare. Abbiamo assistito alla presa di posizione del ministro degli Esteri spagnolo, che ha convocato l’incaricata d’affari dell’ambasciata israeliana per esprimere “la più energica protesta” e chiedere “il rilascio immediato degli attivisti” della Global Sumud Flotilla arrestati in un arrembaggio in acque internazionali in una “evidente nuova violazione del diritto internazionale”. Il ministro non poteva essere più chiaro di così. Solo la Spagna reagisce con toni e procedure adatte alle assurde circostanze poste in essere da uno Stato che si è collocato scientemente fuori dalla portata dell’UNCLOS? Gli altri sette Stati mediterranei membri dell’Unione Europea che pur registrano loro cittadini tra quelli illegittimamente arrestati dall’IDF, dove sono spariti, quale morbo della pavidità politica ed esistenziale li ha colpiti? E Cipro che ha visto unità da guerra incedere in acque che si ostina a ritenere la sua ZEE, dove è sparita?