“Abbiamo sentito un boato dietro le nostre spalle, poi la gente ha iniziato a urlare e a correre a destra e a sinistra”. Viktoriya Prudka stava passeggiando in via Emilia insieme alla figlia Sara, 24 anni, per fare alcuni acquisti quando sabato pomeriggio si è trovata davanti alla scena dell’attacco compiuto da Salim El Koudri, il 31enne che con la sua Citroen C3 ha travolto i passanti nel centro storico di Modena. In pochi istanti la gita madre-figlia si è trasformata in un intervento disperato per salvare la vita di una turista tedesca di 69 anni, investita dall’auto e rimasta mutilata. “Mi sono girata e ho visto una persona a terra e la macchina sul marciapiede. Inizialmente ho pensato a un incidente, ma avvicinandomi mi sono accorta che la situazione era più grave”, racconta l’infermiera, che lavora nel reparto di Pneumologia del Policlinico di Modena.
Il caso ha voluto che proprio lì, in quel momento, ci fosse una professionista con anni di esperienza sanitaria e una formazione da paramedico maturata in Ucraina, suo Paese d’origine. “Lì c’era già un medico che cercava delle forbici. Praticamente siamo intervenuti insieme: ho tagliato i pantaloni, qualcuno ha lanciato una cintura un po’ particolare per fermare l’emorragia, io per fortuna la sapevo usare perché in Ucraina la utilizziamo”. Quel laccio emostatico — il “tourniquet” consegnato da un incursore del Col Moschin presente sul posto – si è rivelato decisivo. “Senza quel laccio non sarebbe sopravvissuta più di 3 o 4 minuti”, ha raccontato la donna al Corriere della Sera e al TgR dell’Emilia-Romagna.










