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Da giorni continua a guardare gli stessi video. Li manda avanti e indietro cercando un dettaglio, qualcosa che possa spiegare come quell’uomo che travolge la folla a Modena e fugge con un coltello in mano possa essere davvero suo fratello. “Non lo riconosco”, racconta la sorella di Salim El Koudri, 33 anni, che ha scelto di affidare il proprio sfogo all’avvocato Fausto Gianelli senza rendere pubblico il suo nome. Vive nel Bolognese con la sua famiglia, ma fino a pochi anni fa divideva la casa con lui. Oggi dice di sentirsi sospesa tra il legame affettivo e l’orrore per quanto accaduto.

Il pensiero torna continuamente ai feriti, alle immagini della donna mutilata, al caos dopo l’attacco. “Mia madre piange sempre, noi ci sentiamo devastati dal dolore e dalla vergogna”, racconta. Eppure, nonostante tutto, continua a parlare di Salim come del fratello con cui è cresciuta tra Seriate e Ravarino: un ragazzo preciso, studioso, “il primo della classe”, molto diverso dall’uomo arrestato dopo la tentata strage. La famiglia vorrebbe incontrarlo in carcere, ma lei stessa ammette di non sapere se riuscirà a sostenerne lo sguardo. Nel suo racconto emerge anche il senso di colpa verso le vittime. Dice di voler chiedere scusa personalmente ai feriti e ai loro familiari, perché continua a considerare la propria “una famiglia perbene”. Poi prova a ricostruire quando qualcosa abbia iniziato a incrinarsi. Secondo lei il cambiamento sarebbe arrivato dopo la laurea: sempre più isolato, pochi amici, la frustrazione per un lavoro che non sembrava mai all’altezza degli studi fatti. Un episodio, in particolare, l’aveva colpita: il video pubblicato contro Chiara Ferragni, accusata di “fare soldi truffando la gente”. “Mi sembrò un contenuto misogino, gli dissi subito che stava esagerando”, racconta. Poco dopo lui cancellò il post.