Quando un documento viene firmato da tutti i capigruppo di maggioranza si fa poi fatica a spiegare che si trattava di una voce dal sen sfuggita. Certo, bisognerà adesso comprendere bene la dinamica di quanto accaduto ieri al Senato, ma insomma la mozione di maggioranza che chiedeva la revisione dell’impegno italiano di portare le spese militari Nato al 5 per cento, mozione presentata e poi ritirata, un significato politico non può non averlo. Possibile che il capogruppo di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, uomo sempre così accorto, si sia avventurato in una richiesta così impegnativa senza un riscontro con Palazzo Chigi? Stessa cosa per Stefania Craxi, esperta capogruppo del partito che esprime il ministro degli Esteri? Ma al di là di quanto finiranno per svelarci i retroscena, è chiaro che nella maggioranza esiste un malessere che si dipana su due aspetti. Uno è quello meramente contabile, e il pressing sull’Unione europea per una revisione del patto di stabilità dopo l’esplosione della crisi energetica ne è la spia; l’altro è quello che riguarda il rapporto con Trump, a picco nei sondaggi anche in Italia e pure tra gli elettori di centrodestra. Ricordiamo che l’impegno di portare le spese italiane in ambito Nato al 5 per cento fu assunto lo scorso anno dalla premier nell’ambito di un’intesa con l’inquilino della Casa Bianca che in quel momento pareva solida. La presentazione della mozione può quindi essere interpretata come un doppio segnale – capiremo se solo dei partiti di maggioranza o anche di Palazzo Chigi – sia all’Europa sia a Trump. Su tutto si staglia l’orizzonte della campagna elettorale, alla quale il centrodestra non vuole arrivare con il pesante fardello di una crisi energetica che brucia le (poche) risorse disponibili e di quel che resta di un’alleanza ormai giudicata tossica.
Maggioranza in confusione sulle spese Nato
Quando un documento viene firmato da tutti i capigruppo di maggioranza si fa poi fatica a spiegare che si fatica a spiegare che si trattava di una voce dal sen sfuggita











