“N
ulla di essenziale accade ove non sia presente il rumore”. Mi ci soffermo spesso, ma per mesi non sono riuscito a toglierle di dosso quell’odore di tautologia che mi disturbava. È una frase che ho letto nel secondo paragrafo di un vecchio saggio di Jacques Attali sulla musica (Rumori. Saggio sull’economia politica della musica, 1978). La svolta poi è avvenuta grazie a Damon Krukowski, il batterista dei Galaxie 500, una delle meteore dell’affollata costellazione alternative statunitense degli anni Novanta. Anche lui ha scritto un saggio (Ascoltare il rumore. La riscoperta dell’analogico nell’era della musica digitale, 2019) in cui rivendica la dignità – anzi, proprio la superiorità – del trattamento analogico del suono rispetto al dilagante strapotere delle odierne tecnologie digitali. Una tesi un filo reazionaria ma che, nella mia esperienza di musicista che ricorreva spesso all’autoproduzione “da cameretta”, corrispondeva almeno alla piacevole sensazione che avevo provato nel rapportarmi creativamente, nella registrazione del suono, con macchine obsolete: quattro tracce a cassetta, preamplificatori a rack, fuzz per chitarra e sintetizzatori monofonici.
Ma la tesi di Krukowski non si limita a difendere un processo artistico in cui il rapporto uomo-macchina sembrava ancora avere una speranza di orizzontalità, dato che le tecnologie analogiche, proprio come gli esseri umani, sono piene di limitazioni tecniche, agiscono sempre in tempo reale, hanno funzioni facilmente decodificabili, non possono cancellare quello che hanno fatto e, soprattutto, sono prive di sottomenù. La sua tesi si appropriava con una certa eleganza dei concetti esposti da Claude E. Shannon nella teoria dell’informazione, per elevare lo scontro tra analogico e digitale a un livello puramente filosofico, sfociando nell’aperta militanza. Il suo ragionamento partiva dal rapporto tra segnale e rumore, che separa il materiale vettore di informazioni (segnale) da quello spurio e quindi di disturbo (rumore) presente in una qualunque forma di comunicazione, per arrivare ad analizzare le forme di agentività presenti quando ci poniamo in ascolto di qualcosa, una canzone, una conversazione, un suono. Nelle tecnologie digitali il suono viene campionato, quindi trasformato in codice numerico che – non risentendo delle limitazioni fisiche delle tecnologie analogiche in cui il suono è trasportato da un’onda elettrica che attraversa fisicamente i dispositivi – permette una rimozione totale del rumore dal segnale, garantendo la massima pulizia possibile.








