Dopo gli ‘arrivederci’ artistici, ma non umani perché l’amicizia è solida, con Colpasce, Dimartino dopo sette anni torna al percorso da solista con “L’improbabile piena dell’Oreto”, il suo quinto album di studio. Un racconto sonoro, nato tra Milano e Palermo, che racconta della vita, del senso di appartenenza al mondo, pone tanti interrogativi. Insomma un disco che va ascoltato con attenzione, senza la fretta a cui ormai ci ha abituati lo streaming. L’eco di Franco Battiato si sente, ma del resto viste anche le origini sicule del cantautore è inevitabile. Il fiume rappresenta la vita, il cielo è l’enigma che ci aspetta giorno dopo giorno, fino a quando poi si cessa di vivere. Ma cosa dobbiamo aspettarci del dopo?
“Mi premeva fare una domanda all’ascoltatore. – ci racconta Dimartino- Dopo avere raggiunto i nostri obiettivi, accumulato soldi, costruito case, fatto figli, alla fine la domanda che ci accomuna tutti come esseri umani è: cosa c’è dopo questa vita no? Non voglio fare discorsi filosofici, però con la canzone ‘Contemplare il cielo attraverso le dita’ volevo porre l’ascoltatore nella condizione di chi si interroga su un dubbio esistenzialista legittimo perché è questo il nostro ruolo all’interno di questo mondo”.






