Erano 7 anni che Antonio Dimartino (Palermo, 1982) non pubblicava un disco. In tutto questo tempo è diventato molto famoso: la sua collaborazione con il conterraneo Colapesce ha consentito a entrambi di oltrepassare gli steccati dell’indie per raggiungere il successo popolare, pur mantenendo una qualità di scrittura sconosciuta a molti protagonisti della scena mainstream. Dopo un periodo di silenzio artistico, Dimartino torna con il nuovo album L’improbabile piena dell’Oreto, il suo quinto album di studio. Come si legge nella presentazione del disco, “Scritto tra Milano e Palermo in un periodo di profondo cambiamento personale, il disco raccoglie frammenti di memoria e inquietudini contemporanee, intrecciando l’incoscienza dell’adolescenza con le paure dell’età adulta”. Il fiume Oreto è la metafora del movimento ma è anche un luogo in cui coltivare le memorie, con le paure e le emozioni dell’esistenza. L’album contiene l’adattamento musicale della poesia Agua, ¿dónde vas? di Federico García Lorca e l’inserimento di suggestioni tratte da Cuore di tenebra di Joseph Conrad, affidate alle voci del coro.

Com’è tornare a fare un disco solista dopo 7 anni?

“L’abitudine si perde sempre, anche se nel frattempo si continua a lavorare. Ogni disco ha una stesura diversa, è un po’ sempre come ricominciare. La molla però viene sempre dalla voglia di scrivere cose intime che possano essere comprese”.