Recuperare il nostro legame con la natura partendo dai suoni, che stanno inesorabilmente scomparendo. Perché la musica del mondo non è un semplice sottofondo del nostro vivere quanto, piuttosto, uno strumento in grado di plasmare la nostra percezione del mondo. Di qui l’esigenza di ritrovare l’intima connessione tra paesaggio sonoro e coscienza ecologica. Dario Giardi, ricercatore nel campo dell’energia e dell’ambiente, affida a un libro delicato e profondo le sue (ottimistiche) riflessioni sul futuro del pianeta: si chiama E se fosse la musica a salvarci? La memoria dei suoni e la sfida climatica, (edizioni Mimesis), e parte da una considerazione generale più che condivisibile: la musica, in tutte le sue forme, non è solo un’arte, ma un ponte verso un futuro più consapevole e sostenibile.
Dario Giardi, ricercatore nel campo dell’energia e dell’ambiente
Giardi, ma cos’è che stiamo perdendo, più di tutto? “Il suono naturale che temo stiamo perdendo in modo più inesorabile è il silenzio naturale. Ma non si tratta di un vuoto, di un’assenza: il silenzio naturale è un equilibrio, una trama sottilissima di suoni minimi – il vento tra le foglie, il movimento dell’acqua, il fruscio degli insetti – che esiste solo in assenza di interferenze invasive”.






