Il film (che esce domani) è tra i favoriti per la Palma d'Oro. Applausi anche a "El ser querido" con Javier Bardem

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da CannesProfuma di autoanalisi o, se si vuole, di psicoanalisi l'amaro Natale di Pedro Almodóvar, ovvero Amarga navidad, l'ultimo coloratissimo lavoro del regista spagnolo che ieri a Cannes ha presentato la sua opera, tra le favorite per la Palma d'oro, in uscita già domani nei cinema italiani. È un film a scatola cinese, cioè formato matrioska. Insomma un film nel film con numerosi intrecci e accavallamenti, quindi attenzione. Elsa gira spot pubblicitari ma, dopo la morte della madre, per esorcizzare il lutto, si rifugia a Lanzarote con un'amica ma senza fidanzato. Elsa però in realtà è l'alter ego di Raùl Duràn, regista cinematografico che vive il blocco dello scrittore e sta tentando di superarlo con Autofiction, film di cui è protagonista appunto Elsa.A sua volta Raùl è l'alter ego di Almodóvar che racconta e si racconta senza fare mistero della sovrapposizione fra se stesso e il suo "clone", in crisi non solo artisticamente ma nel suo rapporto con il fidanzato Santi e l'assistente Monica, cui vengono sottratte le intime confessioni. Un film che si inserisce in un filone consumato, partito dal lontano Otto e mezzo felliniano e poi continuato con il recente Dolor y gloria, presentato a Cannes nel 2019 da Almodòvar. Amarga navidad è costruito su una palette di colori espressiva con il giallo a indicare aridità e capacità di autosufficienza, sposato al blu della polo di Raùl, freddo e asettico, e al senape di Monica al momento della resa dei conti con il regista "traditore".