Il nuovo film del regista rischia di risultare cringe perfino ai devoti irriducibili del manchego. Semplificando al massimo il film-nel-film, il celebrato regista Raùl (l’argentino Leonardo Sbaraglia, alter-ego di A. n.1), in crisi di ispirazione, nella sceneggiatura che sta scrivendo segue un’altra regista, Elsa (Bàrbara Lennie, alter-ego di A. n.2) che dagli spot pubblicitari vuole tornare al cinema veroCannes – «Cos’è un film di culto? Un flop che non è piaciuto a nessuno ma dopo pochissimi adorano». Fa ridere, questa battuta, in Amarga Navidad, perché è preceduta dall’ingenuo quesito di un’infermiera del pronto soccorso: «Ci sono film di culto perché siete una setta?». Amarga Navidad di Pedro Almodóvar di certo non è un film di culto. Può anzi risultare cringe perfino ai devoti irriducibili del manchego. È come andare in un karaoke bar dove si ricanta sempre la stessa canzone. A evocare il kaPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Teresa MarchesiCritica cinematografica e regista. Ha seguito per 27 anni come inviata speciale i grandi eventi di cinema e musica per il Tg3 Rai. Come regista ha diretto due documentari, Effedià - Sulla mia cattiva strada, su Fabrizio De André, presentato al Festival del Cinema di Roma e al Lincoln Center di New York, premiato con un Nastro d'Argento speciale, e Pivano Blues, su Fernanda Pivano. presentato in selezione ufficiale alla Mostra di Venezia e premiato come miglior film dalla Giuria del Biografilm Festival.