Come nel caso della legge sugli stupri anche sul fine vita la maggioranza prende tempo. La svolta liberal che sta tentando in maniera riluttante di imporre a Forza Italia Antonio Tajani (su pressione dei figli di Silvio Berlusconi) è sembrata accelerare i lavori. Ma fino a un certo punto.

La maggioranza, durante la riunione dei capigruppo al Senato (presenti il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani e il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto), ha deciso di riaprire il disegno di legge sul fine vita per presentare alcuni emendamenti correttivi in commissione, come richiesto dagli azzurri che intendono intestarsi il testo.

Concetto che la nuova capogruppo di Fi, Stefania Craxi, ha ribadito durante la riunione ai presidenti di commissione Giulia Bongiorno (giustizia) e Francesco Zaffini (Affari sociali e Sanità). Il messaggio, neanche troppo velato, è arrivato: se non si fosse rimesso mano al testo della maggioranza a firma Zanettin-Zullo, gli azzurri avrebbero lasciato «libertà di coscienza» ai loro, cioè avrebbero votato il ddl del centro sinistra presentato dal dem Alfredo Bazoli. Anche la Lega è alle prese al suo interno con una fronda, a partire da Zaia, che vuole la legge. La volontà di mediazione con la minoranza, però, si incaglia sul servizio sanitario nazionale. Il partito della premier, Fdi, intende lasciare il suicidio assistito ai privati, concedendogli di lucrare sulla morte delle persone. La modifica dei berlusconiani prevede giusto l’inserimento del medico di fiducia nel percorso, ma in regime di intramoenia e cioè a pagamento.