Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

17 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 19:16

Mentre la Consulta dovrà fra qualche settimana decidere su un nuovo caso di suicidio assistito, oggi sul delicatissimo tema su cui da anni il Parlamento è bloccato in una sorta di limbo arriva la stravagante dichiarazione di un esponente di Fratelli d’Italia, in considerazione del fatto che tutte le decisioni in materia di fine da parte dei giudici sono nell’alveo di prestazioni del Servizio sanitario nazionale, come già accaduto per i pochissimi casi di suicidio assistito. Il presidente della Commissione affari sociali Francesco Zaffini, spiegando l’intesa raggiunta nella maggioranza sul fine vita ha infatti dichiarato: “Sul coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale abbiamo chiarito ai relatori che non si parla del luogo. Cioè la persona può stare in ospedale, in una Rsa pubblica o privata o a casa. Ma l’importante è che non ci sia il coinvolgimento del Ssn”.

“Il denaro pubblico non paga una prestazione” che si materializza “in un diritto a morire, perché la Consulta non stabilisce il diritto di morire. Stabilisce il diritto a non essere punito” per “colui che aiuta e che assiste il suicidio” il ragionamento. “Abbiamo dato mandato ai relatori a portare un testo la settimana prossima”, aggiunge Zaffini, chiarendo che, nella seduta di oggi del Comitato ristretto delle due Commissioni, Affari Sociali e Giustizia, che si sta occupando del fine vita “si sono fatti importanti passi avanti sui tre nodi da sciogliere: le cure palliative, il ruolo del Servizio sanitario nazionale e del Comitato etico-scientifico nazionale”. Zaffini conferma che “il testo” di maggioranza sul fine vita ci sarà e che i principi espressi dovranno “essere tradotti in un testo” dai relatori Pierantonio Zanettin (FI) e Ignazio Zullo (FdI) entro la prossima settimana.