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13 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:02

Quando si parla di fine vita, il diritto incontra inevitabilmente la dimensione più fragile e dolorosa dell’esistenza umana. Dietro le norme, le sentenze e le interpretazioni giuridiche ci sono storie di persone che affrontano malattie irreversibili, sofferenze profonde e la richiesta, spesso estrema, di poter decidere con dignità come concludere la propria vita. La recente archiviazione dell’indagine nei confronti di Marco Cappato da parte della giudice per le indagini preliminari di Milano, Sara Cipolla, riporta al centro del dibattito pubblico il tema del suicidio assistito e del vuoto legislativo che ancora caratterizza il fine vita in Italia. Perché la giudice ha considerato “accanimento terapeutico” la chemioterapia e l’alimentazione artificiale che Elena, malata oncologica terminale, e Romano, affetto da Parkinson, rifiutavano.

Una decisione che si inserisce nel solco delle pronunce della Corte Costituzionale e che, ancora una volta, chiama la magistratura a confrontarsi con domande etiche e giuridiche complesse. Ne parliamo con Tiziana Siciliano, procuratrice aggiunta ora in pensione, che negli anni ha seguito con alcuni dei casi più delicati su questo fronte, a partire da quello di Fabiano Antoniani DjFabo, spiegando il significato della decisione e il ruolo della giustizia in un ambito dove la legge ancora fatica a intervenire. È anche merito delle posizioni di avanguardia nel campo dei diritti civili di questa magistrata se la Corte Costituzionale nel 2019 ha potuto emettere una storica sentenza che poi ha portato all’assoluzione di Marco Cappato dall’accusa di aiuto al suicidio.