Le ordinanze del Tar Catania potrebbero essere il preludio a un periodo complicato per il servizio idrico dell’intero ambito provinciale, fino alla possibile perdita di efficacia della costituzione di Aretusacque. I giudici amministrativi, infatti, non hanno rigettato i ricorsi dei Comuni di Portopalo e Francofonte contro i decreti con cui l’assessore regionale all’Energia aveva nominato un commissario affinché provvedesse, sostituendosi a sindaco, giunta e organo consiliare, agli adempimenti propedeutici alla costituzione della società mista. E questo è già un fatto. Ma hanno disposto l’integrazione del contraddittorio ad Aretusacque.

Proprio perché hanno ritenuto che un accoglimento dei ricorsi determinerebbe “un effetto caducante sugli atti relativi alla sua costituzione”, scrivono gli stessi giudici: che vuol dire l’annullamento.

Al di là dei tecnicismi, questo fa ragionevolmente pensare che se i giudici del Tar avessero trovato sostanza per respingere i ricorsi avrebbero potuto farlo, senza alcun bisogno di porsi il problema del coinvolgimento di altri “controinteressati”. Chiedere un’integrazione del contraddittorio nei confronti di Aretusacque, fa pensare a un orientamento opposto. Altrimenti non avrebbe senso porsi il problema che un accoglimento avrebbe un effetto negativo sulla costituzione della società che dovrà gestire il servizio idrico del nostro ambito provinciale per i prossimi trent’anni, e quindi sul servizio stesso. E ordinarne il coinvolgimento.