La crisi idrica che sta travolgendo la provincia di Agrigento, e in particolare Canicattì, ha ormai assunto i contorni di una vera emergenza sociale. E non è un caso che con forza è entrata in campo la magistratura. Non per avviare indagini, ma per lanciare un forte monito a tutti. Nessuno escluso. Le proteste degli autotrasportatori di acqua potabile, che continuano a rifiutare le nuove regole introdotte dall'Azienda Idrica Comuni Agrigentini per garantire tracciabilità e contratti regolari a tutti gli utenti, hanno di fatto bloccato le forniture. Nemmeno la recente proroga voluta dalla politica e concessa dagli organismi provinciali (fino al 9 novembre per dare tempo di adeguarsi al nuovo regolamento su autorizzazioni e tracciabilità delle forniture) è bastata a far rientrare la tensione: interi quartieri restano senza acqua e i cittadini, esasperati, denunciano ritardi e disservizi.

In questo clima infuocato, con istituzioni divise e imprese decise a proseguire la protesta, arriva un intervento forte, quello del procuratore di Agrigento, Giovanni Di Leo, che rompe gli indugi e richiama tutti all’ordine, ricordando che la strada da seguire è solo quella della legge. Il capo della Procura agrigentina ha scelto di diffondere una dichiarazione ufficiale molto diretta, che non lascia spazio a interpretazioni, sostenendo che il servizio idrico è un servizio pubblico essenziale e deve essere gestito nel pieno rispetto della legge, senza eccezioni e senza scorciatoie.