L’acqua in provincia di Siracusa ci sarebbe pure, il territorio è ricco di sorgenti e fonti, ma la sua qualità è stata deturpata da decenni di emungimenti nella zona industriale, che l’hanno resa salmastra tanto che, utilizzata per irrigare, contribuisce alla desertificazione (dato Enea); la quantità che arriva nei rubinetti, invece, risente della fatiscenza di una rete colabrodo, con alte percentuali di dispersione, che nel comune capoluogo superano il 50% (dato Istat).
Un problema gestionale e di mancati interventi sulla vetustà di impianti e condotte, che nelle ultime settimane è esploso a Siracusa, proprio in coincidenza con l’approssimarsi del cambio nell'appalto dell'ente gestore. Manca l’acqua con frequenza, per continue rotture delle condotte di distribuzione che mettono ko cittadini di zone “abituate” ai disservizi da un andazzo decennale (Borgata, Neapolis, zone balneari) e quelli del centro storico di Ortigia, con tutto il suo tessuto produttivo di ristoratori e albergatori.
In questo momento a Siracusa il gestore del servizio (Siam) è in carica grazie a una gara ponte, vinta nel 2021 e proseguita a forza di proroghe, indetta dal Comune in regime straordinario e in deroga alla legge che vuole sia l’Ati ad affidare il servizio a un gestore unico per l’intero ambito provinciale. Questo interregno ha impedito a Siam di investire sulla rete per via delle scadenze, a suo dire, limitate. E il momentaneo deficit normativo ha impedito al territorio di intercettare finanziamenti da fondi Pnrr o Fsc, per ammodernare la rete.






