In occasioni come questa, la citazione che va per la maggiore è quella della calunnia che è un venticello, che poi diventa temporale. Di sicuro l’hanno pensata i cinque siciliani nell’elenco degli “impresentabili” della Commissione nazionale antimafia presieduta da Chiara Colosimo. Si tratta di Luigi Gentile, candidato sindaco ad Agrigento; di tre dei cinque aspiranti primi cittadini di Randazzo (nel Catanese), Freddy Pillera, Cettina Foti e Gianluca Anzalone; e di un candidato al Consiglio comunale randazzese, Emilio Emanuele La Piana. Tutti citati poiché la loro corsa elettorale violerebbe il codice di autoregolamentazione approvato dalla stessa commissione nel 2014.
Si tratta, in pratica, di una moratoria interna. “I partiti, le formazioni politiche, i movimenti, le liste civiche [...] si impegnano in occasione di qualunque competizione elettorale a non presentare e nemmeno a sostenere, sia indirettamente sia attraverso il collegamento ad altre liste, candidati che non rispondano ai requisiti”. Più stringenti della legge, ma spesso invocati dai cittadini. Per esempio: non candidare né sostenere persone rinviate a giudizio, o condannate anche se in via non definitiva, o sottoposte a misura cautelare. Oppure persone “in stato di latitanza”. Nel codice si fa pure riferimento a sindaci o componenti di giunte di amministrazioni sciolte per mafia.











