Solo chi vive il centro storico lo conosce e chi qui è nato lo ha vissuto. Stiamo parlando del Cortile Tornabene II, situato nel cuore del quartiere Rabato ad Agrigento, divenuto oggi l'emblema di un importante processo di recupero e tutela istituzionale della memoria cittadina.
Con una deliberazione, la Giunta comunale ha formalizzato l'appartenenza di quest'area al demanio stradale comunale, trattandosi invece di uno spazio privato. Il primo passo di un ambizioso censimento sistematico volto all'accorpamento di tutti i cortili storici della città nella proprietà pubblica, come previsto dall'atto di indirizzo inserito nel provvedimento.
Dal punto di vista storico e urbanistico, il sito si trova lungo la via Garibaldi, anticamente denominata Strada Maestra del Rabato. Questa via costituiva la spina dorsale dell'espansione extra-moenia di Agrigento, caratterizzandosi per una fitta e affascinante rete di cortili e vicoli di origine medievale. Il nome stesso del cortile racconta l'evoluzione sociale della zona: rintracciabile nel Catasto Borbonico del XIX secolo come Cortile Pipitone, assunse successivamente la denominazione della famiglia Tornabene.
Questo passaggio toponomastico testimonia l'ascesa di nuovi ceti sociali che scelsero di nobilitare gli accessi alle proprie dimore con elementi architettonici di indubbio pregio artistico. L'elemento di maggior rilievo è un portale monumentale del XVIII secolo, oggi purtroppo ridotto allo stato di rudere. Si tratta, tecnicamente, di una piattabanda, un arco rettilineo che sfida le leggi della gravità trasformando la spinta verticale in laterale grazie a conci tagliati a cuneo che convergono verso un centro di curvatura virtuale. Questo manufatto si innesta su una muratura poligonale più antica e rustica, realizzata con blocchi di calcarenite locale, il cosiddetto tufo conchigliare.













