VENEZIA - Sono arrivati schierati in riga, la spada giapponese e la mannaia tenute lungo i fianchi, larghe, a coprire le spazio tra un uomo e l’altro, a completare la barriera che chiudeva la riva dei Gesuati. Prima di lanciarsi all’assalto si sono fatti anticipare da una sedia, presa da un plateatico lì vicino e scagliata sugli avversari per spezzarne la formazione. Poi la vera battaglia, a colpi di lama, in una nuvola di spray urticante: il più anziano dei due aggrediti, 32 anni, ha rimediato solo un taglio sul braccio, una ferita superficiale; l’altro, suo fratello di dieci anni più giovane, non se l’è cavata altrettanto a buon mercato: è caduto a terra, il nemico armato di machete l’ha preso di mira e ha cercato di colpirlo al volto, un fendente tremendo, parato con il palmo della mano, per un soffio. Il 22enne, portato al pronto soccorso di piazzale Roma e quindi all’ospedale Civile, è stato dimesso solo ieri: sei punti, squarci alla mano, al mento, al ginocchio, 15 giorni di prognosi.
Nella notte tra sabato e domenica il centro storico veneziano è tornato ad essere teatro dell’ennesimo scontro - violentissimo - tra i tunisini delle famiglie Sakka e Mallat: entrambi i gruppi originari del distretto di Chebika, nel governatorato di Kairouan, sono coinvolti in una faida che dal loro Paese si allunga fino a qui. Erano Mallat i due uomini accoltellati il mese scorso in calle, a San Barnaba (uno è il trentenne colpito anche ieri); era un Mallat il ragazzo picchiato selvaggiamente due settimane fa, a Santi Apostoli (è lo stesso uscito ieri dall’ospedale coperto di suture), e ancora si aspettano gli esiti dei tossicologici su Jamel Mallat, il giovane annegato a San Polo il 5 maggio. A prenderli di mira sempre lo stesso gruppetto di Sakka: sono meno numerosi - quattro o cinque, nel Veneziano - ma estremamente feroci; nei loro messaggi, spediti fino ai parenti in Tunisia, minacciano gesti tremendi, che poi non esitano a mettere in pratica. SCONTRO NOTTURNO A raccontare la schermaglia armata della notte tra sabato e domenica è una delle ragazze che si trovava con i due fratelli Mallat. Con loro c’era anche un’altra donna, incinta, rimasta indietro perché quando ha sentito occhi e gola che bruciavano per effetto dello spray al peperoncino spruzzato da qualcuno dei combattenti ha temuto per il bambino che portava in grembo. Oltre alle loro testimonianze, comunque, c’è tutta una serie di video pubblicati sui social: quando è scoppiata la zuffa, infatti, qualcuno dei partecipanti era in diretta su TikTok. Nei filmati si vede il primo confronto, ma è anche ripreso il momento in cui il 22enne scivola a terra, il cellulare che gli cade affianco con l’obiettivo ancora puntato verso il cielo e che quindi riprende da un’inquietante prima persona i colpi di machete calati dall’alto, quasi la lama fosse un martello. C’è anche una terza clip: il Mallat coperto di sangue, i jeans distrutti, la mano e la gamba lacerate dalla lama. Il suo telefonino, però, è diventato bottino di guerra: lo hanno preso i Sakka, che da due giorni lo usano per pubblicare sui suoi account social ogni genere di contenuto che potrebbe metterlo nei guai. VIOLENZE E RITORSIONI «Spadroneggiano per tutta la città: spacciano droga alle Zattere, ai margini di strada Nova, si credono i padroni di Venezia. E, da più di un anno, hanno deciso di prendere di mira tutti i Mallat. Abbiamo paura, siamo tutti diventati dei bersagli». Gli amici e i famigliari di Jamel ne erano sicuri: anche l’annegamento aveva tutto a che fare con questo clima di paura instaurato dalla banda dei Sakka. Tra le ipotesi che spiegherebbero la vicenda c’era anche quella di un debito di droga, fortemente negato dalla cerchia dei Mallat. Ma i contatti del 22enne fuori dalla laguna ne sono sicuri: Jamel aveva acquistato una consistente partita di stupefacente, senza mai pagarla. «Impossibile - tagliano corto gli amici veneziani - Con i Sakka non parla nessuno, figuriamoci farci affari, di qualunque tipo». La guerra tra le calli e i campielli però si fa sempre più violenta: ad annunciare pesanti ritorsioni erano stati proprio i Mallat, che la settimana scorsa avevano promesso «un bagno di sangue» per vendicare la loro perdita. Invece, per il momento, sono stati i rivali a versarne ancora, sempre sui masegni di Venezia.Rissa con i coltelli, a San Barnaba arrivano le pattuglie. «Preoccupati, qui un'area di spaccio»









