Alaa Faraj, il giovane calciatore libico cui lo scorso 22 dicembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia parziale, ha lasciato il carcere Ucciardone di Palermo.

Ad accompagnarlo, la sua avvocata Cinzia Pecoraro; fuori dal penitenziario lo attendeva la docente universitaria Alessandra Sciurba, che a giugno diventerà sua moglie.

Ieri la Corte d’Appello di Messina ha accolto l’istanza di revisione presentata dalla difesa, disponendo la sua immediata liberazione. L’udienza per il nuovo giudizio è fissata per il prossimo ottobre.

Faraj, che si è sempre professato innocente, aveva già trascorso undici anni in cella a seguito della condanna a trent’anni per concorso in omicidio plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La vicenda giudiziaria prende avvio il 15 agosto 2015: a vent’anni, partito dalla Libia per inseguire un futuro da calciatore in Europa, si imbarca con oltre 360 migranti su un barcone poi alla deriva. Nella stiva vengono rinvenuti i corpi di 49 persone morte per asfissia. Da lì l’inchiesta, il processo e, infine, la pesante condanna per strage.