Redazione

19 maggio 2026 16:19

Alaa Faraj con Alessandra Sciurba

Alaa Faraj, il calciatore libico di 31 anni che lo scorso dicembre ha ricevuto la grazia parziale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha lasciato il carcere Ucciardone di Palermo, accompagnato dalla sua legale Cinzia Pecoraro. Ad attenderlo c'era la docente Alessandra Sciurba, che a giugno lo sposerà e che con lui ha scritto il libro "Perché ero ragazzo". Alla domanda su cosa farà oggi per prima, ha replicato: "Incontrerò gli amici". E ha voluto ringraziare l'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, don Luigi Ciotti e la sua legale Cinzia Pecoraro che gli sono sempre stati vicini."Era dal 2014, prima della guerra civile in Libia, che non respiravo un'aria così pulita", ha detto dopo la scarcerazione. Ci sono stati tanti momenti bui, ma non ho smesso mai di credere in questo esito. Mi ha fatto sopravvivere solo la mia innocenza, che mi ha tenuto in piedi. Mi sono affidato a persone che mi hanno indicato la strada giusta. Quando vedevo che il fine pena era il 2045 dicevo sempre che non poteva essere". E ha aggiunto: "Non ho ancora sentito i miei genitori, ma ora finalmente li posso sentire e chiamare con una videochiamata tranquilla".Ieri la Corte d'Appello di Messina ha accolto la richiesta di revisione avanzata dalla difesa di Alaa, che si è sempre dichiarato innocente. La sua vicenda giudiziaria inizia il 15 agosto del 2015, quando ha 20 anni e lascia la Libia per tentare la fortuna da calciatore in Europa. Il barcone, con oltre 360 persone a bordo, va alla deriva. Nella stiva vengono trovati 49 corpi. Quarantanove persone morte soffocate. Inizia così una lunga odissea giudiziaria, terminata con la condanna a 30 anni di carcere per strage.Nei mesi scorsi giuristi come l'ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky o Gaetano Silvestri hanno preso posizione sulla vicenda, a favore di Alaa. Il giovane ha già scontato undici anni di detenzione dei trenta avuti per concorso in omicidio plurimo e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Un anno fa la Corte d'Appello di Messina, ha respinto la richiesta di revisione del processo, pur definendo il giovane "l'ultima ruota di un mostruoso ingranaggio" e "moralmente non imputabile".Poi, il 22 dicembre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia parziale. All'epoca dei fatti Alaa aveva vent'anni, era iscritto al primo anno di Ingegneria, giocava a calcio, aveva lasciato la sua città, Bengasi con l'idea di procurarsi un visto e infine si era imbarcato insieme a due amici per l'Italia. Voleva raggiungere la Svizzera o la Germania, diventare un calciatore famoso e laurearsi. Ma dopo l'ennesimo rifiuto decise di procurarsi un visto e di imbarcarsi, mentendo alla propria famiglia e rischiando la vita. Poi la tragedia e il carcere, la condanna definitiva.