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Prova scritta e prova orale. Ecco lo scritto: «Bastardi cristiani di merda. Voi e il vostro Gesù Cristo in croce... Lo brucio». È una vecchia mail di Salim El Koudri, lo stragista di Modena. Prova orale: «Ho preso un coltello da cucina, sapevo che quel giorno morivo». Serve altro per capire Comprendete bene che l’emersione di questi testi fa a pezzi molto piccoli la narrazione mediatica costruita (da altri, non da questo giornale) per quarantott’ore abbondanti. E adesso sarà duro il risveglio per molti sonnambuli: anche per chi si affretterà a credere (ce lo comunica il suo legale) che El Koudri non è credente né praticante, non ha partecipato al Ramadan, e in carcere vuole leggere la Bibbia. Ma certo, facciamoci anche prendere in giro.

Scegliete voi, tornando allo stragista e alla sua mail, se si tratti dell’atteggiamento ostile proprio di una persona radicalizzata o del rancore di fondo di un soggetto di seconda generazione non integrato. Ma, anche cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia. E non a caso, nel momento in cui il criminale ha scelto di colpire, lo ha fatto mutuando le modalità operative dei terroristi islamici. Che l’abbia fatto per disagio psichico o per altre ragioni, importa fino a un certo punto. Ciò che conta è che l’abbia fatto, e che l’abbia fatto così: in un modo che non sarebbe mai venuto in mente a un «depresso» cristiano, ebreo o buddista. Lo stesso tema delle eventuali patologie psichiatriche non va sollevato in termini contrapposti alle azioni terroristiche, rispetto alle quali si pone invece un tema di sovrapponibilità e complementarietà: non «disagio o terrorismo» ma «disagio e terrorismo».