Ieri la testimonianza dell'infermiere. Ha confermato che le due vittime stavano già male il 26. Le ricerche sulla ricina sui forum e i due utenti che chiedevano lumi
La testimonianza dell’infermiere che il 27 dicembre è entrato in casa Di Vita a Pietracatella conferma che Antonella Di Ielsi e la figlia Sara «stavano già malissimo». La ragazza «delirava, la madre non aveva neanche la forza di parlare». Quando l’amico di famiglia è stato chiamato da Gianni Di Vita ad assistere mamma e figlia le due erano già andate per due volte, il 25 e il 26 dicembre, al pronto soccorso. E ieri lui è stato sentito per la seconda volta dagli inquirenti. La polizia sta effettuando accertamenti anche su decine di chat sul tema ricina andate avanti per mesi sul web in diversi forum. «L’acquisto di grandi quantità di semi di ricino on line è tracciato? Può essere segnalato alle autorità doganali se è un privato ad ordinarli?», è una delle domande.
La ricina e l’infermiere
La testimonianza dell’infermiere era mirata a circoscrivere il momento dell’avvelenamento. Gli investigatori della procura di Larino hanno cercato di verificare che l’avvelenamento non fosse avvenuto dopo rispetto alla data del 23 dicembre. Lui è entrato nella casa di Pietracatella «per praticare due flebo idratanti alle due», ha spiegato. L’audizione è durata un’ora e mezza. L’uomo ha riferito di aver somministrato ad Antonella e a Sara due fiale di soluzione fisiologica da lui portate e maneggiate senza dunque alcuna possibilità di contaminazione da ricina. La testimonianza è importante perché è l’unica persona estranea alla cerchia familiare a essere entrata in casa. Antonella e Sara erano già collassate.
















