Se non è stata la settimana più difficile per Trump da quando è presidente, è stata sicuramente quella in cui si sono visti in modo più chiaro i limiti del suo potere. Trump è partito per la Cina senza aver fatto nessun progresso per uscire dal pantano in cui si è cacciato con l’Iran; e i colloqui con Xi Jinping hanno mostrato quanto i rapporti di forza tra i due paesi tendano ormai dalla parte di Pechino; intanto sul fronte interno cresce l’esasperazione dell’opinione pubblica e di una parte del Partito repubblicano.
È stato lui stesso a rendere palese la sua debolezza con delle dichiarazioni fatte poco prima di partire per la Cina. Quando gli hanno chiesto delle prossime mosse contro Teheran, ha detto che non pensa “nemmeno un po” alla situazione finanziaria degli americani.
Voleva probabilmente dire che le considerazioni economiche interne non gli impediranno di fare tutto ciò che ritiene necessario per impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare. Ma la frase ha messo in luce il dilemma inestricabile che si trova davanti: come mantenere la pressione sull’Iran senza spaventare i mercati, far salire il prezzo del petrolio e aggravare l’inflazione in un anno elettorale.
I democratici hanno immediatamente trasformato quelle parole in un’arma politica, accusandolo di ignorare le difficoltà economiche delle famiglie statunitensi mentre il conflitto in Medio Oriente contribuisce all’aumento del costo della vita.












