Un presidente sempre meno condizionato da contropoteri parlamentari o giuridici, una strategia che mira forse al controllo del mercato energetico, un nuovo modo di sfruttare la superiorità militare: Donald Trump comincia a rendere più espliciti ed evidenti i contorni della sua politica internazionale, di come, a suo avviso, debbono agire gli Usa nel mondo.

La cattura di Nicolas Maduro (e di sua moglie, Cilia Flores) è avvenuta reinterpretando unilateralmente i limiti formalmente stabiliti dal Parlamento americano ai poteri di guerra del Presidente e sfidando il diritto internazionale. L’unico precedente, l’arresto a Panama di Manuel Noriega da parte del Presidente George Bush (padre), fu molto diverso, arrivando al termine di un intervento militare per il controllo del paese e con la resa “volontaria” del generale, inizialmente rifugiatosi presso la Nunziatura Apostolica.

È probabile che Trump preveda per Maduro un processo per droga analogo a quello che subì Noriega, condannato a 40 anni di carcere. Ma la novità è che questa volta, invece di una guerra vittoriosa, abbiamo visto solo attacchi mirati aero-missilistici, che hanno coperto una limitata operazione delle forze speciali (la Delta Force), conclusasi in brevissimo tempo con la cattura e l’esfiltrazione dei prigionieri.