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6 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:07

Che sia il traffico di droga, una presunta preoccupazione per il rispetto dei diritti umani, motivi di sicurezza nazionale o altro, ogni scusa è buona per Donald Trump per giustificare ipotetici attacchi nel cortile di casa americano. Dopo aver autorizzato il blitz che ha portato all’arresto del presidente venezuelano, Nicolás Maduro, le mire del presidente americano si sono spostate su altri Paesi, non tutti così vicini ai confini statunitensi, col rischio di alimentare le critiche di quel mondo Maga che sente tradito il mantra dell’America First in nome della nuova Dottrina Monroe (anzi “Donroe“, come l’hanno ribattezzata a Mar-A-Lago). Tra questi c’è la Groenlandia, territorio danese, che il tycoon aveva dichiarato di voler annettere fin dall’inizio del secondo mandato. C’è l’Iran, già bombardato nel corso del conflitto con Israele e nemico storico degli Usa nell’area mediorientale. Ci sono anche la Colombia, uno dei tanti Stati socialisti sudamericani invisi al leader della Casa Bianca, e perfino il Messico, con cui era almeno riuscito a stipulare un accordo sull’immigrazione, e addirittura Cuba. Tutte le motivazioni addotte, però, non hanno niente a che vedere con quella che è l’unica in grado di muovere la macchina militare del presidente: gli interessi economici. Vale per il Venezuela, dove l’obiettivo dichiarato pubblicamente è quello di mettere le mani sulle sterminate riserve di petrolio e le allettanti ricchezze minerarie della repubblica bolivariana, come per tutti gli altri Paesi minacciati dal tycoon.