Uno spettro si aggira per il dibattito politico e l’opinione pubblica globale: lo spettro di Donald Trump. In pochi decenni, è riuscito a oltrepassare i confini nazionali come simbolo politico: le sue mosse negli Stati Uniti riverberano fino alle campagne elettorali di altri continenti. Il Presidente Usa è diventato un simbolo politico globale: sostenere o respingere i partiti a livello nazionale significa, sempre più spesso, prendere posizione anche rispetto al modello politico incarnato dal tycoon.
Ad aprile 2025, il suo approccio aggressivo di inizio mandato portò a un clamoroso ribaltone alle elezioni canadesi rispetto alle aspettative della campagna elettorale. Il premier Trudeau, dopo dieci anni di guida ininterrotta, scelse di lasciare la guida del Partito Liberale a Mark Carney: le minacce di annessione e i dazi furono la base di una rimonta rapida quanto netta, con la sconfitta della destra. I conservatori erano stati ininterrottamente in vantaggio nella media dei sondaggi dall’inizio del 2022 fino a marzo 2025: il ruolo di Trump fu decisivo per coronare una rimonta imprevista, agevolata anche dall’abile mossa di Trudeau di lasciare spazio al meno logoro Carney.
“Tutti con Sanchez”, la sinistra conquistata da un altro spagnolo







