Stando a quel che dice il tycoon, gli Usa e Cina sono «d’accordo sull’apertura dello Stretto e sul fatto che l’Iran non deve avere l’atomica». Ma dal presidente cinese arriva un monito: «Se la questione Taiwan sarà gestita male potrebbe scoppiare una guerra»
Che la seconda amministrazione Trump avrebbe aperto alla Cina una straordinaria «finestra di opportunità», Xi Jinping e compagni l’hanno capito fin dal 5 novembre 2024, quando Tariff Man è stato rieletto presidente degli Stati Uniti. Da quel giorno, hanno iniziato a fare pressioni – diplomatiche, politiche, economiche – non per un improponibile grand bargain, ma per una nuova «relazione sino-americana di stabilità strategica costruttiva», così l’ha definita Xi accogliendo il presidente americano
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Analista politico del Centro studi sulla Cina Contemporanea. Ex corrispondente da Pechino per il quotidiano il manifesto, è autore di Una Cina "perfetta" - La Nuova era del PCC tra ideologia e controllo sociale (Carocci editore, 2020) e Xi, Xi, Xi - Il XX Congresso del Partito comunista e la Cina nel mondo post-pandemia (Carocci editore, 2022). Vive tra l'Italia e la Repubblica popolare cinese.










