Donald Trump, frustrato dall'andamento della guerra in Iran, cerca il riscatto dalla sua visita in Cina, da Xi Jinping.

A poche ore dalla partenza per Pechino, il tycoon ha ribadito di essere convinto che l'incontro con il leader cinese andrà bene. "Abbiamo un ottimo rapporto", ha spiegato The Donald in un'intervista radiofonica.

"La Cina è forte, ma noi siamo più forti militarmente", ha aggiunto mostrando sicurezza anche sulla partita più complessa: "Non abbiamo bisogno dell'aiuto di Pechino con l'Iran. Sarà un viaggio straordinario", ha sottolineato tornando a prevedere "un buon accordo con Teheran". Prima di salire sull'Air Force One, si è detto anche certo che che Xi ricambierà a breve la visita e sarà alla Casa Bianca "entro la fine dell'anno (a dicembre c'è il G20 dei leader a Miami). Speriamo che il salone delle feste sia finito per quella data", ha scherzato The Donald. Alla sua seconda visita nel Dragone, dopo quella del 2017, Trump troverà un Paese più autosufficiente, militarmente più assertivo ed economicamente più immune dalla serie di strumenti che il tycoon, durante il suo primo mandato, cercò di usare per ostacolare la Cina e le sue ambizioni, brandendo lo spettro di una guerra commerciale. La Cina ha raggiunto o superato gli Stati Uniti in settori tecnologici, tra cui e-car, batterie, robotica e manifattura avanzata, mentre la sua flotta navale è ora la più grande al mondo e il suo arsenale nucleare continua a crescere. Il Paese sa di possedere la capacità di rispondere alle numerose minacce di Trump, usando leve strategiche per gli Usa come, ad esempio, le restrizioni sulle terre rare. La missione appare in salita. Pechino è pronta ad accogliere il presidente Usa rivendicando oggi un trattamento "alla pari", senza grandi concessioni.