L’arrivo del presidente Usa a Pechino anticipato dal pre-vertice tra Bessent e l’omologo cinese a Seul. Il Dragone punta all’estensione della tregua commerciale, alla riduzione delle restrizioni all’export hi-tech Usa. E chiederà al tycoon di opporsi all’indipendenza di Taipei. Non sarà un problema da poco per i falchi anti-cinesi della delegazione americana

La Cina che ha accolto ieri sera Donald Trump non è la stessa del 2017, l’ultima volta che un presidente Usa, il medesimo tycoon, si era recato in visita di stato a Pechino. A ricordarglielo è stato Guo Jakun, mettendo le mani avanti: «La Cina è pronta a collaborare con gli Stati Uniti», ma – ha puntualizzato il portavoce del ministero degli Esteri – «nello spirito di uguaglianza, rispetto e vantaggio reciproco, ampliando la cooperazione, gestendo le divergenze e infondendo maggiore stabilità e

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Analista politico del Centro studi sulla Cina Contemporanea. Ex corrispondente da Pechino per il quotidiano il manifesto, è autore di Una Cina "perfetta" - La Nuova era del PCC tra ideologia e controllo sociale (Carocci editore, 2020) e Xi, Xi, Xi - Il XX Congresso del Partito comunista e la Cina nel mondo post-pandemia (Carocci editore, 2022). Vive tra l'Italia e la Repubblica popolare cinese.