Quando Cédric Grolet comincia a pubblicare le sue prime mele perfette, i limoni con la buccia impercettibilmente porosa, le nocciole da rompere con il cucchiaino, il mondo della pasticceria capisce subito di essere davanti a qualcosa di nuovo. Non un semplice dolce, ma un esercizio di trompe-l’œil applicato al dessert. È la metà degli anni Dieci, Instagram è nel pieno della sua età dorata e l’idea di trasformare un dolce in un oggetto da contemplare prima ancora che da mangiare sembra il linguaggio perfetto per il tempo. Grolet non stava facendo un puro esercizio di stile, anzi: la sua intenzione era restituire l’essenza di uno specifico tipo di frutta in un modo il più possibile corrispondente alla realtà, ma con consistenze e specificità uniche. La sua intenzione era quella di farci assaggiare la mela più mela mai assaggiata, la nocciola più nocciolosa, e sorprenderci con la semplicità che mascherava una perfezione tecnica assoluta.
All’epoca, intere delegazioni di gourmand e professionisti da tutto il mondo hanno viaggiato fino a Parigi per scoprire questa novità, la vocazione instagram di Grolet e il suo ufficio comunicazione hanno fatto il resto. Eppure, nonostante questo deciso successo dell’epoca, che ha dato a Grolet la fama internazionale tra i colleghi, la vera esplosione popolare arriva solo adesso. Nel 2025 e nel 2026 milioni di utenti scorrono video di vere finte pesche che vengono tagliate a metà, mandarini che si aprono rivelando mousse e gelée, fragole che sembrano di plastica e invece cedono sotto la lama. Bakery americane ed europee raccontano file fuori dai negozi e una domanda alimentata soprattutto da TikTok, dove i “viral fruit pastries” sono diventati una categoria riconoscibile. Alcune testate statunitensi li hanno già definiti «the new Dubai chocolate», cioè l’ennesimo oggetto gastronomico trasformato in contenuto.







