L'ex centrale nucleare di Trino (Vercelli)

L'ombra del nucleare torna nel dibattito italiano, a fronte dell'emergenza energia che è stata aperta dalla guerra della Russia in Ucraina, della difficoltà dell'Europa di attuare una politica alternativa al gas russo e dei venti di guerra, capitanati da Israele e Stati Uniti, che hanno preso a soffiare sul Medioriente, mettendo, per ultimo, l'Iran nel mirino. Una serie di accadimenti che ai cittadini stanno causando, da anni, difficoltà a causa dei rincari. L'Unione europea assicura stanziamenti di fondi per combattere la crisi energetica, il Governo di Giorgia Meloni promette un ritorno al passato: “Entro l'estate sarà adottata una legge delega per la ripresa della produzione nucleare in Italia” ha detto la presidente del Consiglio in Senato il 13 maggio.Qual è la situazione in PiemonteLa questione tocca in particolar modo il Piemonte, dove sono presenti tre impianti, all'oggi, in dismissione: a Saluggia e Trino, Vercelli, ed a Bosco Marengo, Alessandria. Questi luoghi - in particolar modo Trino, dove nel 1985 si svolse una storica marcia: vi parteciparono, raccontano le cronache, 8.000 persone - sono stati negli Anni Ottanta l'epicentro delle proteste degli attivisti contro il nucleare, che spinsero due referendum, nei quali vinse il no al nucleare sia nel 1987 (dopo il disastro di Chernobyl, Ucraina) che nel 2011 (dopo l'incidente di Fukushima, Giappone).La gita nucleare del weekendLo scorso weekend, 16 e 17 maggio, l'impianto di Trino, è stato riaperto al pubblico, “a famiglie, associazioni, giornalisti e portatori di interesse”: la Sogin (Società gestione impianti nucleari), azienda di Stato responsabile dei processi nucleari fino a quando ciò è stato consentito così come della loro dismissione quando è arrivato l'ordine popolare contrario, ha riproposto un 'Open gate' nazionale che ha interessato anche il Piemonte, oltre gli impianti di Caorso (Piacenza) e Garigliano (Caserta).La Sogin comunque c'èL'amministratore delegato della Sogin, Gian Luca Artizzu, ha con franchezza detto: “Il decreto del Governo sul nuovo nucleare potrebbe dare un futuro al sito di Trino. Ha le caratteristiche adatte per ospitare nuovi reattori ed un data center”. L'impianto di Trino, che porta il nome dello scienziato Enrico Fermi, padre della fisica nucleare moderna, sarebbe nelle condizioni di ospitare nuove tecnologie nucleari. Le affermazioni di Artizzu cadono nella storica contraddizione italiana della decisione per il no che però lascia sempre aperto uno spiraglio per un revival: “La Fermi è impossibile che riparta. Rimuovere l’impianto (la demolizione tecnica ed impiantistica è all'80%, ndr) e costruire una nuova centrale invece sarebbe possibile”.Cirio si mette sull'attentiUn segno, rispetto al motore acceso per spingere verso un ritorno al nucleare, è arrivato anche da Alberto Cirio, presidente della Regione: “Il Piemonte è pronto al nucleare di nuova generazione. Noi abbiamo al confine con la nostra Regione le centrali nucleari francesi. Questo vuol dire che condividiamo tutti i rischi del nucleare, se ancora ci sono, ma non ne condividiamo nessun beneficio. Questa è l'assurdità dell'assenza, da troppi anni, di politiche energetiche nel nostro Paese. Oggi il nucleare di nuova generazione è dimostrato essere sicuro, efficace, efficiente, anche nel rispetto totale dell'ambiente”. Cirio è intervenuto in televisione, su Canale 5, il 14 maggio, ovvero il giorno successivo all'impegno preso in Parlamento dalla presidente Meloni. Le forze al Governo, a Roma come in Piemonte, vogliono riaccendere le centrali nucleari: entro l'estate si capirà come ciò verrà fatto e soprattutto dove.