Giorgia Meloni durante il premier time di ieri, 13 maggio, in Senato ha promesso di chiudere «entro l’estate» il quadro giuridico per il ritorno del nucleare in Italia. E alla Camera la maggioranza ora prova ad accelerare. Nelle commissioni Ambiente e Attività produttive arriva, oggi 14 maggio, la stretta sui tempi d’esame del disegno di legge delega al governo in materia di energia nucleare sostenibile. Gli interventi dei gruppi, già ridotti a cinque minuti, scendono a tre per ciascuna proposta. Mentre cento emendamenti del Movimento 5 Stelle vengono respinti in blocco con il metodo del voto per «principi comuni», una sorta di canguro applicato al fascicolo degli emendamenti.
Le proposte dei Cinque Stelle chiedevano, «in modo provocatorio», di escludere quasi tutte le province italiane dalla possibile realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. La presidenza, individuato un principio comune, ha fatto decadere l’intero pacchetto. Per le opposizioni è la dimostrazione della volontà di «chiudere in fretta senza entrare nel merito di quella che è una delega in bianco al governo» sui siti dove sorgeranno le centrali e le coperture finanziarie.
Il provvedimento, presentato il 17 ottobre scorso, affida all’esecutivo una delega da esercitare entro dodici mesi. Ai decreti legislativi spetterà delineare un «programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione di energia da fonte nucleare sostenibile».











